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Visualizzazione dei post da agosto, 2025
  Capitolo 6   Comacchio, 13 luglio 2000 Come erano passati, tutti quegli anni? Il suo corpo ormai non riusciva più a corrispondergli, a rappresentarlo davvero. Questo pensava Leandro ogni mattina, mentre percorreva in bicicletta la strada che portava al canale. Un attimo prima riaffioravano i ricordi dei giochi con Lucietta e Agnese; un attimo dopo, la sua nuova famiglia, i cimiteri che non avrebbe più visitato, e quel pensiero della sera, mentre sfogliava lo spartito, proprio come faceva sua madre, Stella, ogni giorno, tanti anni prima. Quella musica non era mai cambiata. Era passato solo un attimo. Un attimo lungo settantacinque anni. La memoria aveva custodito ogni istante da quel mattino in cui aveva sentito il pianoforte suonare per l’ultima volta quella musica strana, pareva quasi il lamento di un bambino. Gli anni dell’orfanotrofio non erano stati infelici. Aveva trovato nuovi fratelli e sorelle. Lucietta e Agnese erano arrivate quando lui era già un ragazzino, ...
  Capitolo 5 Caldogno, 31 ottobre 1930 C’era confusione, rumore, voci. O almeno, così le sembrava. Stella vedeva la gente muoversi attorno a lei, ma non capiva chi fossero, né cosa stessero facendo. Chi l’aveva chiamata? E perché? Ricordava solo il freddo, Il buio, Leandro che piangeva. E quella nuova, clandestina vita che si agitava dentro di lei, stanca di attendere, impaziente, aveva scelto proprio quella notte per nascere. Una notte rischiarata da una luna famelica e leggendaria, con gli spiriti pronti ad attraversare la soglia del mondo, nell’attesa della mezzanotte. Già la sera prima, Stella aveva sentito qualcosa cambiare. Aveva provato a suonare, ma le dita esitavano sui tasti. Si era fermata a lungo a osservare lo spartito, immobile. Poi aveva chiamato Leandro. Lui era arrivato, con l’andatura svogliata di un bambino abituato a sentire troppo, troppo presto. Gli prese le mani, calde, tra le sue dita gelide. “Vedi questo spartito, Leandro?” mormorò. “È come una...
  Capitolo 4 Caldogno, 13 marzo 1945 Vagare per i cimiteri gli era sempre piaciuto. Forse per la quiete e il silenzio, o forse per quei nomi scolpiti nella pietra, capaci di nascondere storie vere — o almeno storie che lui poteva inventare a modo suo. Leandro aveva vent’anni e da due era rimasto l’ultimo ospite dell’orfanotrofio di Caldogno. Tutte le compagne erano già andate via: alcune adottate, altre accolte da parenti, altre ancora messe in qualche lavoro. Lui invece era rimasto lì, quasi per caso, diventando il giardiniere della struttura, occupandosi con cura delle aiuole e dei vialetti, mentre vedeva arrivare e partire nuovi piccoli, con storie tutte da scoprire. Anche quel giorno, Leandro si era rifugiato al cimitero, cercando in quel silenzio una traccia di sé, un ricordo di Stella, sua madre. Si fermò davanti a un mucchietto di terra grigio e una lapide senza nome. Lì c’era sua madre. Non lo sapeva per certo, ma lo sentiva. Ricordava soltanto un mattino di ...
  Capitolo 3 Comacchio, 13 agosto 2024 Gli occhiali con le stecche verdi, in tinta con il suo abito a fiori colorati su sfondo prato, erano un vezzo al quale non avrebbe mai rinunciato. Ne aveva dieci o venti o mille, di stecche colorate da infilare negli occhiali, per darsi quel tono da Signora che tanto le piaceva quando in orfanotrofio giocava con le compagne di sventura — quella manciata di bambine che non aveva certo il suo buongusto, non sapeva creare parrucche con le federe dei cuscini o strepitosi abiti da sera con le tende pesanti e ocra che oscuravano le lunghe finestre. Ogni mattina, prima di uscire, Agnese apriva la scatola di latta dove custodiva le stecche come fossero gioielli d’alto rango. Le osservava una ad una, passandole tra le dita come se potessero risvegliare i ricordi che ciascuna portava con sé. Le verdi, abbinate all’abito a fiori, erano le sue preferite nei giorni di sole. Le rosse le usava quando doveva affrontare discussioni serie, come quella ...
 Capitolo 2  Caldogno, 13 febbraio 1930 Era una casa che un tempo aveva avuto pretese. Un grande portale, due leoni di pietra a guardia dell’ingresso — ora ricoperti di muschio — e vetri molati che lasciavano entrare la luce come filtrata da un sogno dimenticato. Ma il sogno era scivolato via, e la casa, pur imponente, portava addosso la polvere dell’abbandono e delle cose trascurate con troppa fretta. La musica, però, le restituiva dignità. Un pianoforte scordato, eppure ancora vivo, lasciava uscire una melodia malinconica dalle mani di una donna troppo bella per quel luogo — o forse troppo stanca per sembrarlo davvero. Alta, sottile, capelli lunghi e scuri come il legno dello strumento, le labbra quasi immobili mentre suonava. Solo gli occhi, di un azzurro impossibile, tradivano un’agitazione trattenuta. Era incinta, e lo sapeva in ogni fibra del corpo. Aveva imparato a riconoscere quel tipo di stanchezza: profonda, viscerale, come se stesse costruendo un altro m...
  Capitolo 1 Comacchio, 13 agosto 2024 Argento rifletté ancora una volta sul suo nome. «Oggi un po' di più», pensò. Oggi era il suo compleanno. «Nozze d'argento.» «Medaglia d'argento...» La mente divagava. Era divorziato e non aveva mai partecipato alle Olimpiadi. «Cornice d'argento.» Forse gli si addiceva di più, per i tanti anni in cui si era sentito immobile in situazioni che rifuggiva anche solo dai pensieri. Lo strano nome fu un'idea del nonno, un pescatore dalle dita avvizzite e graffiate dalle reti, la pelle bruciata dal sole nelle lunghe giornate trascorse tra le paludi del Delta del Po e in quel paese, Argenta, che attraversava spesso. Ma Argenta fu maschio, e così divenne Argento, che in fondo gli ricordava i colori dei pesci, che secondo lui dovevano essere sempre maschi, sfidando le leggi della natura e degli anni a venire... E anno dopo anno a venire... oggi Argento compiva 60 anni, e finalmente il suo nome aveva un senso, pensò. Si abbinava...

Io Sylvia!

 Ciao! Sono Sylvia TP e questo è il mio spazio nel sottosopra. Scrivo per tenere insieme frammenti di storie vissute e da vivere. Chi incontrerai tra le righe? Scoprilo insieme a me...